Convergenze

Dev’essere così l’amore. Essere in parti diverse del mondo, essere distanti kilometri, ma comunque guardare nella stessa direzione. Guardare la luna insieme, ascoltarla insieme. Parlarsi senza usare la voce.

E così lo spazio infinito diventa millimetrico. Diventa superfluo. Perché nulla, nulla può contro questo sentire. Nemmeno il tempo. Nemmeno lo spazio.

Solo la luna si insinua tra i nostri pensieri, tra le nostre paure, tra le nostre fragilità. E le culla, ci dice che andrà tutto bene. Ci dice che dobbiamo continuare a guardarla vicini, seppur distanti.

Allungo il dito. Riesco a toccarla.

E sento anche la tua mano, quella mano che non si è mai allontanata da me, sempre stretta alla mia.

Sto tastando l’aria. Ma nell’aria ci sei te. E non sei mai stato così reale come ora.

Appoggio la mia testa sulla tua spalla, seppur metaforicamente. Sento che sono al sicuro.

Tu, io e la luna. Tre punti nello spazio, tre pianeti attorniati dal vuoto.

Tu, io e la luna.

Nel mio cuore non c’è gravità.

V.

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6 risposte a "Convergenze"

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