Occhi verdi

Che alla fine, se ci pensi, io e lui non siamo poi così diversi.

Io me ne sto seduta qui a guardare i gabbiani, a guardare le rondini, a percepire l’acqua del fiume che scorre lentamente inesorabile.

E lui se ne sta qui con me.

Vaga sulle rive del fiume in attesa di qualche carezza da parte di un passante e miagola sperando che qualche ombra lo possa sentire.

Ci siamo capiti subito io e lui.

Entrambi bisognosi di una carezza autentica, senza doppi fini, senza aspettative, solo con la voglia di stare assieme nel mondo.

Osservare il volo di un airone che si posa sereno a vedere il tramonto, a vedere il grigio il bianco il giallo l’azzurro del cielo che lentamente danno il posto al blu della notte.

Osservare le nostre paure da vicino, come se fossero sedute accanto a noi, e per una volta, almeno una, non sentire il bisogno di maltrattarle o farle andare via, ma farle semplicemente rimanere qui, sedute vicino a noi e abbracciarle come se non lo avessimo mai fatto prima.

Abbracciare i macigni che abbiamo sul cuore, così simili a questi sassi sbagliati e bagnati nel fiume, pieni di fango, di miseria e di splendore.

Pieni di rami secchi, come quelli che anche noi dovremmo togliere dai nostri pensieri e da tutto ciò che tratteniamo. Osservare le foglie che cadono, che si posano sulla superficie delle cose senza lasciare un segno preciso, eppure se ci fai caso sai che ci sono, che sono lì presenti a loro stesse e al mondo intero.

Io e lui siamo molto simili, siamo gatti con occhi verdi nel buio della notte che non si aspettano nulla dal mondo e dalle cose, che scendono gradini reali e immaginari sul letto del fiume, avvicinandosi alla profondità delle cose, al loro suono attutito, al loro silenzio ingombrante, alla loro ferma rapidità.

In mezzo a una grotta, vicini all’acqua o seduti su una panchina di un bar sconosciuto, io e lui ci riconosciamo.

E non solo perché siamo entrambi randagi, non solo perché ci accomunano tutte queste cose, ma perché entrambi sappiamo esattamente cosa sta provando l’altro.

E senza esito e senza esitazione, senza incertezze io e lui ci abbracciamo metaforicamente. Lui si struscia sulle mie gambe, sulla mia mano e io in silenzio appoggio il mio cuore sulla sua testa.

Perché è proprio lì che dovrebbe stare.

E allora mi rendo conto che molte volte complichiamo la vita con quadri immaginari di situazioni estreme, quando è solamente lo stare in pace con se stessi, lo stare in compagnia di un altro essere che, chiunque sia, ti capisce in modo silenzioso, ti comprende senza parlare, è solo questo che da un senso all’esistenza.

Ed è lì, proprio lì, nel silenzio freddo e riscaldante del mondo, che possiamo percepire il nostro essere vivi.

Per una volta, senza aver paura di sognare.

Io e lui siamo molto simili:

occhi verdi, randagi e liberi.

V.


4 risposte a "Occhi verdi"

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