5 giugno

È appena finito il 4 giugno.

Per le altre persone il 4 giugno è una comunissima giornata di sole piena di impegni da portare a compimento.

Io invece, anche i giorni prima di arrivare al 4 giugno, ho sempre un magone, mi si muove qualcosa dentro.

Gli anni scorsi il 4 giugno ero triste. Molto triste.

La tristezza è un’emozione fisiologica, eppure a volte la tratteniamo in modo quasi forzato.

Ci fissiamo alla tristezza passata, alle cose perdute e poco vissute, tendiamo a volerci entrare dentro per forza a tutti i costi.

Come se solo con la tristezza si potesse portare avanti il ricordo di qualcuno o qualcosa che abbiamo amato.

E poi è arrivato oggi. 4 giugno 2019.

Un esame al mattino, aperitivo con amiche, riposino causa stanchezza, film e gelato.

Io che ballo in mezzo a strade sconosciute di una città ancora poco conosciuta, fregandomene delle persone attorno.

La costellazione dell’orsa maggiore.

E tu lì. Tu che, solo oggi l’ho capito, sei sempre stato lì. Dove non ti posso sentire, non ti posso toccare, non ti posso vedere.

Ma ti posso percepire.

Ti percepisco nell’aria fresca dopo ore di afa, ti percepisco dopo una doccia calda che esci e sei di nuovo tutto sudato, ti percepisco nel volo sereno delle rondini, nei tramonti rosa, nel caffè prima dell’esame, nel trucco sbavato per la troppa fretta, nell’abbraccio di un’amica, nel sole tiepido delle 7 di mattina.

Ti percepisco lì.

Ci hai fatto il nido lì, o forse sono io che l’ho fatto a te ma poco importa, ci ho fatto nascere e crescere delle uova nuove che dopo lunghi anni si sono schiuse.

E al loro interno non c’era nient’altro che normalità.

E nella normalità, c’eri tu.

Tu che sei sempre stato lì, anche quando ti cercavo con gli occhi, con le paure, con le insicurezze.

Ora però sei qui anche con le risate. Con le battute, con i sorrisi, con le carezze, con gli abbracci. Sei qui anche con la felicità.

C’è malinconia in me, ma non più nostalgia. Nostalgia, dal greco, significa dolore del ricordo. Eppure quel dolore, lentamente, si sta trasformando. Sta diventando normalità, sta diventando ricordo che sa di pane appena sfornato.

Ieri era il 4 giugno.

Una comunissima giornata di sole piena di impegni da portare a compimento.

E io, beh..

io ero felice.

V.


2 risposte a "5 giugno"

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