Il risveglio del mondo

Ha gli occhi un po’ sbigottiti, impauriti, insicuri, scrutano come un caleidoscopio quello che li circonda. Sommessi, rinunciano subito a quello che vedono. Lui ha le scarpe con un po’ di buchi, una giacchetta grigia e jeans troppo larghi per la sua taglia. Sta seduto sul posto nel corridoio con le mani conserte. E guarda tutti.

E io mi chiedo, chissà a cosa pensa.

Se lo guardi, ti rilancia uno sguardo interrogativo.

Chissà se sa il motivo per il quale è al mondo.

E anche tutti gli altri.

Mi chiedo, chissà se la gente si chiede il perché quando fa le cose.

Perche ti sei truccata così? Perché avevo voglia. E perché avevi voglia? Perché non mi piace vedermi struccata. E perché non ti piace vederti struccata? Perché non mi piaccio tanto. E perché non ti piaci tanto?

Alla fine si arriva sempre alla domanda a cui non c’è risposta. O che ci devi pensare un po’. O che non vuoi rispondere.

Fatto sta che ci arrivi.

Ecco perché la maggior parte delle persone non si chiede perché.

Perché ha paura di quello che si potrebbe rispondere.

Il tipo è ancora a mani conserte e occhi sgranati.

È come se implorasse qualcosa che non si capisce cosa sia. Aiuto? Pietà? Tenerezza? Un sorriso?

Chissà cosa gli manca. Perché si vede che gli manca qualcosa.

Forse è lui stesso a mancarsi.

O forse dovrebbe fare come quel signore di prima, quello vestito con una tuta nera e scarpe eleganti. Dovrebbe guardare il mondo che si sveglia.

In mezzo a un sacco di facce assonnate che guardano il telefono, lui fisso a fissare l’alba.

Ma mica per poco. È rimasto lì a osservare i colori che cambiavano, il viola che lasciava il posto al rosa e all’arancione. E quando è arrivato il treno, mica si è scollato da quel colore che ormai gli sarà anche rimasto addosso.

E poi ha aspettato con pazienza il vagone, senza corrergli dietro.

Forse noi i treni li perdiamo perché corriamo per prenderli invece che aspettare che arrivino proprio dove siamo.

Comunque, il signore in giacca grigia dagli occhi persi si è alzato per scendere, però mi ha sorriso.

Ecco, forse aveva bisogno di un sorriso. Non del mio, ma del suo.

C’è ancora speranza, anche quando vediamo tutto con paura.

C’è ancora speranza che le cose cambino.

Oppure siamo solo noi che, sorridendo alla vita, riusciamo a cambiarle.

Bel modo di cominciare la giornata.

Il risveglio del mondo.

V.


4 risposte a "Il risveglio del mondo"

  1. io adoro i brani come questo, dove da un dettaglio (un breve tratto, forse in treno, a osservare due individui, prima uno, poi l’altro) si costruisce una storia e contemporaneamente una riflessione. E leggendo ti accorgi che questa scrittura lineare è solida e utile, sostiene il pensiero e la fantasia.
    “…forse aveva bisogno di un sorriso. Non del mio, ma del suo.” In una frase hai racchiuso l’essenza del procedere (faticoso) nella vita.
    ecco, avessi un blogroll aggiornato, un elenco di siti di cui essere follower, bè saresti in cima alla lista. Avrebbe senso. Invece mi limito, anzichè clickare su “seguimi”, a dire la stima con le parole.
    ml

    Piace a 2 people

    1. Sono grata che esistano esseri umani come te, che da una breve storia in cammino, un treno, ha colto quanto ho percepito in un piccolo tempo che ho fissato nell’animo. Senza saperlo, quell’uomo ha espanso molto dentro e fuori, al di là dei passeggeri del treno.
      Sarebbe bello incontrarlo per dirglielo.

      "Mi piace"

  2. Ciao. Purtroppo anche io non riesco ad essere costante ma ho apprezzato molto questo scritto e anch’io in particolare la frase sottolineata dal bravo e sensibile Massimo Legnani. A volte basta sciogliere le paure ed il freddo che si ha dentro in un sorriso e le cose possono cambiare aspetto.
    Un sorriso, Lila

    Piace a 1 persona

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