“Sempre caro mi fu”

Penso di aver capito a fondo solo ora cosa volesse dire Leopardi con il suo Infinito.

Semplicemente, lui l’ha vissuto. È entrato dentro al mondo, dal suo piccolo angolo di terra, ha immaginato terre lontane, occhi limpidi e sconosciuti, ha vissuto le stagioni, è stato pioggia e vento tiepido, tempesta e sole arido. 

Seduto sul suo amato colle, ha scoperto mondi interiori che non credeva di possedere. Si è cimentato nell’arte di essere libero dai suoi limiti, dal suo corpo, per potersi librare leggero con il suo pensiero. 

Gli ostacoli sono una benedizione, perché la creatività nasce quando ci spingiamo oltre a quello che noi pensiamo di noi stessi. 

L’infinito è dentro di noi, siamo noi, siamo tutto quello che ci circonda e oltre. 

Il silenzio, quello quasi assordante, non fa altro che ricordarci da dove veniamo. Da terre lontane, sconosciute ai più, ma ben familiari alla nostra anima antica, alla ricerca inesaustiva di ciò che le é stato privato. 

Un limite, un ostacolo, l’Infinito. 

L’Infinito è tutto qui. 

E noi lì, sulla siepe, a rimirare la vita, ad assaggiarla, a gustarla, a viverla. 

E la vita è come il mare, se ti fidi ti tiene a galla. 

(E il naufragare è dolce, in questo mare.)

Con gioia di vivere, 

V. 


5 risposte a "“Sempre caro mi fu”"

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